28-05-2012

Giulio Castagnoli




E’ facile ipotizzare che Sergio Liberovici sarebbe stato molto soddisfatto di questo pomeriggio di domenica 3 giugno dedicato a lui nella Sinagoga di Casale Monferrato. Certo Giulio Castagnoli, il compositore promotore di questa rassegna che interseca il Monferrato e la musica ebraica in cinque appuntamenti dal titolo da “Da Salomone Rossi a Schoenberg”, ha creato per questo artista la giornata perfetta: ha portato il ricordo di amici come Emilio Jona con cui Liberovici ha collaborato e ha creato una piccola biografia musicale presentando una selezione di brani che vanno dalla denuncia della Shoà fino alla didattica. Ma quello che – si intuisce – sarebbe veramente piaciuto a Liberovici è la semplicità, la naturalezza con cui è stata affrontata la sua musica. L’ebraismo ha una concezione un po’ vaga dell’aldilà, ma ci piace immaginare che da qualche parte questo compositore mezzo casalese (lo era per parte materna e nel Monferrato aveva fatto il partigiano) andatosene via troppo presto (61 anni) abbia dato uno sguardo molto compiaciuto a questi ragazzi del Coro Gesher diretti da Erika Patrucco che hanno replicato una già fortunata esibizione avvenuta al Festival MITO. Casalesi tutti, ma di origine diversa (ieri erano rappresentati Sud America, Marocco Albania…), impegnati a dimostrare come pochi colpi di xilofono si possa evocare un mondo di fantasia. “Per Sergio la musica non doveva essere complicata” spiega Emilio Jona introducendo le Cantacronache che Liberovici ha scritto insieme a Calvino, un singolare progetto per introdurre anche in Italia una musica” leggera” che parlasse anche del quotidiano. Ed ecco la poesia di marito e moglie, operai in turni differenti, che riescono a sfiorarsi appena per un caffè, la fatica della guerra partigiana vista come una sottile linea d’ombra verso la maturità (Liberovici era salito in collina a 15 anni), l’avvoltoio che aspetta sull’orlo dell’olocausto nucleare.
E poi ci sono le favole musicali: “lo xilofono malato” è deliziosa e fa pensare a Luzzati, “Inverno” si conclude con un corale “W la musica” che colpisce per rendere lampante il progetto didattico di Liberovici: se tutti studiassimo le note il mondo sarebbe un posto migliore. Quando questa semplicità nel raccontare si applica al ricordo il lavoro Liberovici diventa struggente. Il soprano Paola Roggero è stata bravissima nel mix di espressività e testimonianza che serve per interpretare quei canti che il compositore ha raccolto dagli scampati dei Lager per trasformarli in melodia. .
La rassegna prosegue il 10 giugno alle ore 17 con un incontro con un solo esecutore: la pianista Sabrina Lanzi in un repertorio decisamente classico che prevede musiche di Schoenberg, Mendelssohn e Beethoven. Tutti gli incontri sono ad ingresso gratuito. Per informazioni 0142 71807.