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Dall’idea al progetto


EMANUELE LUZZATI

E’ stato durante la guerra che mi sono avvicinato al mondo ebraico. Anche se la mia famiglia non era osservante, mia nonna voleva che alcune tradizioni fossero mantenute: le feste venivano celebrate in casa, mi ricordo in particolare i pranzi di Pesach (Pasqua) e di Rosh ha-Shanah (Capodanno). Quindi è un mondo in cui sento che affondano le mie radici. A Losanna, durante l’esilio, ho conosciuto anche il mondo degli ebrei orientali, fatto di profughi che, da profugo, ho continuato a sentire molto vicini. E’ con loro che, anche per non dimenticare, ho messo su un gruppo e ho allestito il primo spettacolo: La recita di Salomone e della regina di Saba, la mia prima prova come scenografo. Poi sono venute l’illustrazione e la ceramica, che dagli anni cinquanta agli anni settanta mi ha molto assorbito. Erano gli anni d’oro della rinascita della ceramica che aveva preso impulso a Vallauris con Picasso e Chagall e ad Albisola con Fontana, Sassu e altri ancora. Le chanukkiot che ho fatto per Casale in realtà non possono essere adoperate in quanto tali. Hanno sembianze umane e quindi non sono utilizzabili in un Tempio: sono degli oggetti di cui fruire solo visivamente. L’ultima versione è più elaborata: i rabbini sono dei vasi… o sono dei vasi che diventano rabbini: conterranno le candele o l’olio quasi a ricordare che in quanto maestri sono contenitori del sapere, sono loro a tramandare le tradizioni.